Fear Itself: il potere del MACCHEPPALLE!
0
Non so perchè ma ho sempre collegato Fear Itself alla frase di lancio che campeggiava sui cartelloni del film “La Mosca 2″: non abbiate paura…abbiate molta paura.
Ecco, le due opere in effetti una cosa in comuune cel’hanno: sono una indicibile monnezza.
Andiamo con ordine. Se state leggendo questo articolo sicuramente fate parte di due diversi gruppi. O siete fra quelli che hanno letto FI e vogliono giustamente unirsi a chi grida vendetta o ancora non l’avete letto e volete saperne di più.
Se appartenete a questo secondo gruppo vi anticipo subito e senza spoileroni che Fear Itself è una “cagata pazzesca”, soo molto peggio della corazzata Potemkin.
Il brainstorming che dev’esserci stao dietro la pianificazione dell’eveto deve essere andato più o meno così:
Matt Fraction: Sapere? Ho letto nell’Edda di Snorri che Thor cadrà nel Ragnarock dopo aver combattuto con un serpente…e se mi inventassi un nuovo serpente, cioè tipo un personaggio di cui finora non si è mai fatta menzione ma che per un motivo qualsiasi della meenchia chiamo serpente?
Capoccia Marvel: Oooooh! Che figata! Infilaci più personaggi!
MF: Potrei metterci dentro Iron man…
CM: No, no tiriamoci dentro tutti i personaggi Marvel…come dovrebbe andare la storia?
MF: Storia? Eeehm…Ecco, c’è Thor che legna il serpente con il suo martello…
CM: Fantastico! Allora mettiamoci più gente che si legna! E pure più martelli và, così ci infiliamo dentro pure gli X-men, che visto che se ne stanno belli tranquilli sulla loro isoletta altrimenti non avrebbero niente a che farci con ‘sto serpente. (continua…)
Saint Seiya Myth Cloth EX: la bava aumenta
2
Con il nome Saint Seiya Myth Cloth EX si intende la nuova linea di Mith cloth che la Bandai ha esplicitamente creato per distruggere le mie finanze.
Per chi non lo sapesse i Mith Cloth sono dei modellini (chiamarli in qualsiasi altro modo -a parte forse opere d’arte- è riduttivo) in plastica e (tanto) metallo dei cavalieri dello zodiaco che la Bandai produce dal 2003 circa.
La caratteristica della linea è l’estrema cura per la realizzazione -che è andata empre crescendo nel procedere delle uscite- che, inevitabilmente si ripercuote sul costo finale.
Questa nuova linea rappresenta in pratica rappresenta un reboot (daje) e promette un livello di realismo e di meticolosità nella realizzazione mai raggiunti prima.
Ed in effetti sembra che a promessa sia stata mantenuta, basta dare un’occhiata alla foto comparativa di Gemini quì in basso (l’EX è quello al centro).
I modellinin sono più alti e slanciati e lo sculpt dei visi, così come il colore dei riflessi sull’armatura è molto fedele all’immagine cassica dell’anime. Per darvi un’idea anche le armature ed i mantelli (!) sono articolati! (continua…)
Recensione Giovani Titani n.1 (new 52) LION
0Chiudiamo la carrellata con i numeri 1 degli spillati LION con la recensione su quello dei Giovani Titani.
Credo sia la prima volta che in Italia una testata regolare viene intestata ai Titani. L’antologico contiene anche le (dis)avventure di Superboy e della Legione Perduta, serie nata da una costola della legione.
Sui contenuti delle storie mi soffermerò n seguito. Adesso voglio invece spendere due parole di impressioni generali su questi primi numeri di spillati della Lion.
Come ho già avuto modo di dire trovo lodevole l’iniziativa sia perché propone personaggi che sulla carta sono forti ad una ampio pubblico (grazie alla distribuzione in edicola e ad un formato -80 pagine per 3 slot di storie ad un prezzo variabile tra 3,95 e 4,95- tutto sommato competitivo rispetto alla Panini) sia per la varietà di serie che questa scelta permette di presentare.
Le pecche però ci sono e sono anche parecchio vistose e grossolane.
In primis la qualità di stampa. Come ho detto in pressoché tutti i pezzi di recensione i colori sono sovrasaturati, le pagine risultano nel complesso più scure ed in alcuni fastidiosissimi casi sono addirittura sfocate, rasentando l’illegibilità (Batman credo sia il peggiore esempio al riguardo).
Il confronto, ci tengo a precisarlo, non l’ho fatto con scansioni scaricate o basandomi su foto prese da chissà quale oscuro blog per la rete.
No signori, quì i difetti sono facilmente riscontrabili albetti originali alla mano.
Altra nota dolente sono i redazionali. Mai come in una serie di numeri uno che partono con lo scopo di invogliare nuovi lettori l’utilità dei redazionali è stata tanto fondamentale.
L’ obbiettivo è però stato completamente mancato e questi albi sono infarciti di pagine e pagine di inutili e verbosi trattati sul passato dei personaggi.
Ora, dico io, il reboot non serviva per cancellare tutto quel carico di storie passate e rendere freschi e fruibili i personaggi per tutti? Ma allora che senso ha menare per millemila pagine il torrone su cosa succedeva in storie di 20 anni fa o sulle disavventure editoriali di tale serie negli anni 60?
Recensione Justice League n.1 (new 52) LION
0Ci siamo. Dopo la carrellata di testate sui singoli personaggi del nuovo universo DC eccomi arrivato a recensire il primo numero di Justice League.
Il supergruppo della DC comics arriva in Italia accompagnato dalla Justice League International e da Hawkman.
Mentre la scelta di JLI mi sembra logica e perfettamente comprensibile, un poco meno ovvia mi pare la scelta di Hawkman ad occupare il terzo slot della testata.
Una cosa che salta all’occhio sin dalla copertina è la scomparsa del classico scudo che è stato presete nel logo della JL sin dagli albori.
Capisco il rinnovamento e lo scrollarsi di dosso il fardello di una lunga storia editoriale, però trovo questo nuovo logo decisamente anonimo (e questo, a mio modo di vedere, è anche peggio che brutto).
Non ha mordente nè personalità e sembra fatto con una Wordart di Office in cinque minuti. Trovo che il risultato finale non renda giustizia alla serie e riesce a rendere anonima anche la copertina di Jim Lee (che comunque è proprio tirata via così tanto per fare un’immagine ad effetto del gruppo).
Le storie








