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Gli universi fumettistici perduti: l’ Ultraverse

ultraverse primeQuella dell’ Ultraverse è una strana, brutta storia.

Gli anni ’90 furono un periodo vivace per il fumetto americano.

La nascita della Image e l’inizio della speculazione finanziaria basata sulle cover alternative ed i rilanci di serie avevano portato all’illusione che i fumetti indipendenti sarebbero stati il nuovo Klondike e che il mercato era sano e florido come non mai.

Nessuna delle due cose ovviamente era vera ed appena la bolla speculativa scoppiò lasciò il mondo dei comics molto più povero di quanto sembrasse.

Molti degli editori che si erano fatti avanti finirono con il cedere il passo (come fece la prima incarnazione della Valiant) e altri subirono un colpo da cui si ripresero a malapena (come la Image che per fortuna sopravvisse alla botta diventando con il tempo l’editore che conosciamo oggi).

L’Ultraverse intraprese un cammino differente. Fallendo miseramente. Cerchiamo di approfondirne la sfortunata storia per capire meglio cosa è successo.

Un poco di storia

Come sappiamo tutti, nel 1992 il mondo dei comics fu scosso dalla rottura rumorosa e rancorosa dei 5 fondatori della Image dalla Marvel. Originariamente i 5 transfughi progettarono di pubblicare le loro nuove serie sotto l’egida della Malibu Comics (ai tempi famosa soprattutto per i fumetti dei Men in Black).

I 5 poi optarono per iniziare l’avventura editoriale poggiandosi esclusivamente sulle proprie gambe, dando origine alla Image Comics.

La Malibu decise comunque di non mollare il colpo e, mettendo mano al portafoglio, mise insieme un gruppo di creativi niente male (fra i padri fondatori dell’ Ultraverse troviamo gente del calibro di Steve Englehart, Mike W. Barr, Steve Gerber, Gerard Jones, Barry Windsor Smith e George Perez). L’obiettivo era di creare una linea editoriale dal taglio super-eroistico basata su un universo condiviso coeso e con strette regole interne.

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Le serie proposte erano estramemente varie. A fianco di Prime (chiaramente derivativo dallo Shazam DC/Fawcett ma con un taglio irriverente e moderno) trovavamo personaggi come Mantra (un guerriero immortale reincarnatosi nel corpo di una donna), gli Strangers. i Freex (il classico clichè dei disaddatati alienati riunitisi in gruppo per affrontare le difficoltà della vita) e via dicendo.

Non mancarono serie dal taglio autoriale come l’ottimo Firearm di James Robinson o il Rune di BWS.rune

 

Tutto sembrava andare bene insomma, le serie pubblicate mensilmente aumentavano e tutti erano molto soddisfatti. Finché…

La resa dei conti

Come dicevamo prima, la bolla speculativa sui comics scoppiò, lasciando il re nudo.

La Malibu semplicemente non aveva abbastanza soldi per sopravvivere e quindi offrì le proprie proprietà intellettuali e gli impianti di stampa (per i tempi assolutamente all’avanguardia) alla Marvel, che finì con l’acquistarla nel 1994 (soprattutto per tenerla lontana dalla mani della DC).

La prima mossa della grande M fu fare tabula rasa delle precedenti pubblicazioni dell’Ultraverse e tentare un rilancio del marchio con un evento chiamato Black September

Sotto il regno della Marvel

Oggettivamente la Marvel tentò abbastanza seriamente di rilanciare le serie mettendo autori di peso al lavoro sulle nuove proprietà (ad esempio Warren Ellis sul primo-e ottimo- primo ciclo del nuovo corso di Ultraforce).

Si aprì anche una specie di club per scambisti multifumettistici, trasferendo temporaneamente personaggi come il Cavaliere Nero, il Fenomeno e Adam Warlock nell’Ultraverse.

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Qualcosa però si era perso nel passaggio. Mantra non era più un uomo nel corpo di una donna, molti personaggi scomparvero…la Marvel in pratica faticava a capire il motivo per cui questa linea editoriale era così popolare in precedenza.

Nel tentativo di riprendere in mano le redini della situazione, l’ Ultraverse importò ulteriori elementi dell’ universo Marvel come la forza fenice…

…le gemme dell’infinito e Loki. Non mancò neanche un cross-overone fra Avengers e Ultraforce (oggettivamente anche molto caruccio e ancora oggi ricordato come il cross-over con più personaggi al suo interno: in pratica Perez mostrando soltanto parti del costume o di corpi riuscì a tirare dentro decine decine di personaggi anche di altri editori).

In pratica gli albi Ultraverse erano diventati semplicemente albi Marvel con personaggi diversi. E a dirla tutta, in quel periodo neanche i fumetti Marvel facevano faville in termini di vendite.

Infine nel 1996, dopo tre anni dall’acquisizione, l’ Ultraverse fu chiuso.

Da li in poi, il nulla.

Multimedia

Durante la vita dell’ Ultraverse sono state realizzate diverse produzioni incentrate  sui suoi personaggi.

Giusto per dovere di cronaca cito un film su Firearm realizzato per il circuito dell’Home video, una pezzentissima serie TV su nightman, un videogioco per SNES (mai rilasciato) su Prime..

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…ed una serie animata di 13 episodi sulla Ultraforce, prodotta dalla DiC. Riguardo al cartone segnalo il suo passaggio su Italia 1 nel ’97 (ad orari improponibili tipo le 6:30 del mattino) con una sigla cantata niente meno che dal mitologico Enzo Draghi.

Cala la notte

Più volte si è vociferato di un ritorno dell’ Ultraverse, caldeggiato e sponsorizzato ultimamente addirittura da Bendis, ma non se n’è fatto mai nulla.

Le motivazioni dietro a questa scelta sembrano essere molteplici, economiche e non.

Tom Brevoort, Executive Editor alla Marvel al riguardo ha detto:

There are rumors out there that it has to do with a certain percentage of sales that has to be doled out to the creative teams. While this is a logistical nightmare because of the way the initial deal was structured, it’s not the reason why we have chosen not to go near these characters, there is a bigger one, but I really don’t feel like it’s my place to make that dirty laundry public.

Il mistero quindi  si fa più fitto (e già l’ammissione che i panni sporchi ci sono rende tutto più cupo), anche se difficilmente sarà svelato…

Si chiudono così le vicende di un universo super-eroistico sfortunato, che fra alti e bassi qualitativi era stato in grado di fornire una versione un po’ diversa ed originale del mito del super-eroe.

Con questo e tutto per oggi. Qui [email protected], passo e chiuso.

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Arcangelo
Member

Non ho mai letto nulla dell’Ultraverse ma è sempre un peccato quando serie e personaggi minori cadono nel dimenticatoio. Questo tuo post va un po’ a braccetto con il mio sui WildC.A.T.s

mikimoz | <span class="wpdiscuz-comment-count" style="font-size:11px">55 comments</span>
Ospite

Scusa una cosa… ma quel tizio in giallo con la P, che appare anche nel cartoon, io ce l’ho in uno spot che celebra la serie Marvel EUROPA. O Sbaglio? @[email protected]
Comunque, allo stato attuale delle cose, essendo parte del multiverso Marvelliano… che fine hanno fatto gli eroi Malibu Comics? Non vengono semplicemente più citati?

Moz-

Marco Grande Arbitro | <span class="wpdiscuz-comment-count" style="font-size:11px">6 comments</span>
Ospite

Il cartoon di Ultraforce lo avevo perso nei meandri nella mia infanzia… Hai fatto un ricaccione!

trackback

[…] per farne una serie fu la ormai defunta Malibu Comics, famosa per le serie supereroistiche Ultraverse e per Men In Black, che gli dedicò diverse miniserie e one-shot, tutti editi in Italia dalla Star […]