High School of the Dead: quando i cervelli morti sono quelli degli sceneggiatori

 Ahimè, la noia è il peggiore dei mali. Lo diceva anche Yoda che è la strada che porta al lato oscuro.

Così, nel vano tentativo di combatterla mi sono messo a guardare questo High School of the Dead.

Il tema Zombiesco mi ha sempre attirato e nel leggere il titolo ho in cuor mio sperato in una bella serie tutta splatter e horror degna di una mente malata giapponese.

Grave errore.

O meglio le menti malate dietro all’anime (e al manga, su cui però non mi esprimo visto che non l’ho letto) ci sono, ma le loro deviazioni sono altre.

L’anime infatti più che un sano horror è un ecchi, parola la cui traduzione è più o meno “lascivo”, il chè vi fa capire qual’è il genere dell’anime.

Dietro il pretesto di un’invasione mondiale di zombie si nascondono una imbarazzante mancanza di idee condita con personaggi stereotipati ed incapaci di una qualsiasi evoluzione.

E vabbè fino a li…

Ma il vero motore che fa muovere il cartone sono le provocanti pulzelle che, per un motivo o per un altro, vanno in giro perennemente seminude e con mammellone che neanche quelle della Lola o sederi scoperti.

Anzi a dirla tutta ci sono intere puntate dove ogni inquadratura è un pretesto per mostrare tettone o sederi in grado di sfidare ogni legge dell’anatomia umana.

Già perché poi il meccanismo perverso dell’ecchi è che ti fanno subodorare erotismo (in verità te lo spiattellano proprio in faccia in maniera abbastanza gretta e gratuita a colpi di seni giganti) ma poi si fanno dei salti mortali incredibili per non mostrare un capezzolo.

Ora dico io, oh tu otaku giapponese, ma davvero non riesci a trovare uno spunto migliore nella vita reale e ti riduci ad arraparti con robe del genere? Cioè già è strano trovare eccitanti dei disegni, ma trovare eccitati dei disegni assurdamente irreali con corpi improponibili è davvero, davvero triste.

Stendo un pietosissimo velo su questo esperimento fallito e torno a vedermi Saint Seyia Omega (o magari lost canvas che forse è meglio và…)

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