Fantanauti

UN TUFFO NEGLI 80 – I FANTANAUTI

fantanautiI primi fumetti che da piccolo passavano fra le mie mani erano i Topolino, per lo più ereditati delle mie cugine più grandi. Sfogliando quegli albi le cose che più mi affascinavano erano le pubblicità dei giocattoli. Quelle che più di tutte mi rapivano erano quelle dei Trasformers GIG (senza la “n” e che poi in pratica erano i Diaclone, di cui prima o poi parleremo) e quelle dei misteriosissimi Fantanauti.

E misterosi questi giocattoli lo erano davvero perchè a parte un paio di pubblicità su qualche numero del suddetto settimanale, non vi era nessuna altra traccia di questi pupazzi da nessun’altra parte.

Ovvio pertanto che la mia fantasia di bimbo cominciasse a volare e a prendere strade tutte sue. Tanto per cominciare era innegabile una certa somiglianza con i Masters, cosa che di suo già dava loro una piccola marcia in più.

Ma a rendere differenti dai MotU questa linea di action figures era il sistema di magneti che stava alla base delle principali articolazioni e che riprendeva paro paro il medesimo sistema di magneti che caratterizzava i Micronauti.

Chi sono allora i Fantanauti? E cosa ha portato alla loro nascita e alla loro rapida morte? Continuate a leggere, ‘ché ogni domanda troverà risposta.

Tutto fatto in casa

Siamo nel 1984 e nel mercato dei giocattoli per bambini il supremo dominatore di tutti i desideri era (e sarebbe rimasto ancora per un po’) il nerboruto He-man prodotto da Mattel.

Un tale successo non poteva lasciare indifferenti le altre case produttrici di giocattoli che si lanciarono tutte nella produzione di copie più o meno sfacciate.

In questo panorama una bella mattina il signor GiG ha più o meno espresso questo concetto ai suoi sottoposti: “Ma perché invece di importarli non creiamo da noi una linea di giocattoli che rivaleggi con quella della Mattel?”

Il pensiero evidentemente deve essere piaciuto parecchio ai sottoposti e così nacque la linea dei Fantanauti appunto. Linea diversa da praticamente tutte le altre perché rappresenta al 100% una produzione italiana.

GiG, va detto, al proggetto credette davvero e cercò di fare le cose per bene. Per proporre un giocattolo meno comune rispetto ai Masters e più votato all’interattività acquistò la licenza del sistema di magneti da Takara (sistema che caratterizzava i Micronauti, a loro volta già inportatati da GiG) e lo replicò applicandolo a personaggi che nelle fattezze si allontanavano dai nipponici robottoni e si accostavano pericolosamente ai prodotti Mattel.

Nacquerò così il buono Totila, accompagnato dall’unicorno robotico Uragan, ed il perfido e baffuto Wiscid, a sua volta accompagnato dalla cavalcatura draghesca Venefic.

Il punto forte di questa linea di giocattoli era alla fine lo stesso dei Micronauti, vale a dire la possibilità di scambiare i pezzi dei personaggi (e delle loro cavalcature) creando degli strani (ma divertenti) ibridomi.

Una questione di qualità…

I personaggi furono realizzati ad Hong Kong e, come scrivevo sopra, GiG fece davvero le cose per bene.

Innanzitutto con le dimensioni che erano decisamente più generose di quelle dei Masters, tanto che i Micronauti non sfigurano in altezza messi a fianco agli attuali MotU Classic.

Anche le plastiche usate erano diverse rispetto a quelle utilizzate da Mattel, più lucide e capaci di far risaltare i colori vivaci dei personaggi.

Erano inoltre presenti molti più snodi articolari rispetto ai persoanggi dei MotU (effettivamente molto rigidini) con la possibilità di mettere in posa con maggior fluidità gomiti e ginocchia.

I due personaggi umani erano arricchiti da una gran quantità di accessori, spesso realizzato in metallo, tutti decisamente avanti rispetto ai tempi.

…ma la qualità si paga

Conseguenza della cura nei materiali e dell’utilizzo del sistema di magneti Takara fu che il costo di produzione (e conseguentemente di vendita al dettaglio) fu sensibilmente più alto rispetto alla concorrenza.

Tanto che comprare un personaggio dei MotU costava ai sempre reticenti genitori una spesa di circa 10.000-12.000 lire. Acquistare uno dei Fantanauti invece comportava un investimento di 23.500 lire.

Le figure erano oggettivamente molto belle e sicuramente potevano fare presa su un discreto pubblico di bambini ma non hanno avuto quella penetranza derivante da una esposizione mediatica più martellante e, soprattutto, da una serie di cartoni regolarmente trasmessa in TV.

Fu così che a causa delle scarse vendite (supportate solo da pochi spazi pubblicitari acquistati su Topolino) la serie chiuse battenti con soltanto quattro figure all’attivo.

Peccato. I Fantanauti rappresentano una vera e propria rarità, sia per la particolarità di una serie concepita e prodotta da un attore diverso rispetto ai soliti blasonati produttori di giocattoli internazionali, sia per la relativa difficoltà di reperirne adesso degli esemplari in buono stato.

Tra l’altro se è vero che è relativamente facile completare la collezione, è anche vero che è molto costoso farlo. Tranne aste fortunate sulla baia infatti i personaggi hanno attualmente dei prezzi di vendita che facilmente si assestano oltre i 200 euro.

Voi li ricordavate? Vi incuriosivano?

Con questo per oggi è tutto. Qui [email protected], passo e chiudo.

 

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Emanuele Di Giuseppe | <span class="wpdiscuz-comment-count" style="font-size:11px">85 comments</span>
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Credevo di averli visti ma mi ha confuso il copricapo Kirbyano.
23.500 lire erano veramente tante per quegli anni, a meno che non prendevi i Lego, quelli costavano tanto anche nel dopoguerra, quando tutti morivano di fame